Il progetto fotografico nasce dall’urgenza di osservare e registrare ciò che accade nello spazio pubblico quando un disagio individuale si trasforma in esperienza collettiva. Non si riferisce a una singola manifestazione, ma attraversa forme diverse di protesta: politiche, legate ai diritti civili e al lavoro. Ciò che le accomuna non è il tema specifico, ma la necessità di rendere visibile un disagio che chiede ascolto. La manifestazione è spesso interpretata come provocazione o disturbo dell’ordine. Il progetto ribalta questa lettura: la provocazione non è l’atto di scendere in strada, ma la condizione che lo rende inevitabile. Le immagini si concentrano su gesti, corpi e presenze che occupano lo spazio pubblico non per generare conflitto, ma per affermare un’esistenza, una richiesta, un bisogno condiviso. La fotografia diventa così uno strumento di ascolto e di prossimità. Non cerca una documentazione esaustiva né una posizione definitiva, ma si avvicina ai segni del dissenso mantenendo aperta la lettura.