Nella notte del Venerdì Santo Gubbio si trasforma. La città rallenta, si raccoglie, si lascia attraversare da una processione che da secoli ne percorre le strade come un gesto condiviso di memoria e appartenenza. Il Cristo Morto avanza nella penombra, accompagnato dai confratelli incappucciati, e il tempo sembra sospendersi.
La processione non è solo un evento religioso, ma un’esperienza collettiva profondamente radicata nell’identità eugubina. È un cammino che unisce generazioni, un rito che lega lo spazio urbano alla dimensione interiore di chi partecipa e di chi osserva, trasformando le vie di pietra in un luogo di silenzio, attesa e ascolto.
Questo progetto fotografico nasce dal desiderio di seguire quel percorso antico, di osservare il passo lento dei confratelli che avanzano sottobraccio, i volti raccolti nella concentrazione, le ombre che si proiettano sui muri, il corpo del Cristo portato con rispetto e gravità. Ogni immagine è un frammento di quel passaggio, un tentativo di restituire la densità emotiva della notte.
Il Redentore non appare qui come figura trionfante, ma come presenza fragile e umana, affidata alle mani della comunità. La sua morte diventa momento di condivisione del dolore, ma anche gesto che tiene aperta una possibilità di senso, di continuità, di speranza.
Attraverso queste fotografie, la processione si rivela per ciò che è: un rito che non appartiene solo alla fede, ma alla città stessa. Un linguaggio silenzioso che, ogni anno, continua a unire Gubbio nel segno della memoria, del raccoglimento e della partecipazione comune.
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