Posthuma nasce dopo una frattura. Non la mostra, non la racconta: si colloca oltre. È il secondo progetto di un percorso che attraversa un evento del nostro tempo, uno slittamento profondo negli equilibri del mondo che ha modificato silenziosamente la nostra percezione del reale. Le immagini appaiono come tracce di un mondo che non abitiamo più nello stesso modo. Non documentano un fatto, ma ne custodiscono la memoria. Uomo e natura condividono una stessa fragilità luminosa. I corpi sembrano paesaggi, i paesaggi presenze organiche. Tutto è attraversato da una trasformazione già avvenuta. L’astrazione, le sovrapposizioni, le dissolvenze gli errori, diventano forme di memoria: frammenti di un “prima” non più accessibile. Il progetto è un archivio di ricordi che non hanno più un’origine certa. Un invito a sostare nel dopo — dove l’immagine non restituisce il mondo, ma ne custodisce l’ultima, fragile persistenza.

“Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta.”
                                                                                      Roland Barthes  
More than meets the eye
“Più di quanto l’occhio possa vedere”

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