La notte sottrae Mantova alla sua immagine consueta e la restituisce come spazio di sospensione. Quando la luce si riduce, la città smette di raccontarsi e lascia emergere una presenza più silenziosa, stratificata.
Questo lavoro attraversa Mantova nel tempo notturno, dove la storia non è più narrazione ma materia: un’eredità che non si impone, ma persiste. La memoria dei Gonzaga non appare come celebrazione, ma come traccia diffusa, sedimentata nella struttura della città e nel suo ritmo quotidiano.
La luce artificiale diventa elemento instabile, frammentario. Non illumina in modo definitivo, ma interviene per interruzioni, creando soglie e zone d’ombra. In questo spazio, la presenza umana è discreta, mai centrale: figure che attraversano, che misurano il tempo presente senza dominarlo.
La notte dei Gonzaga è un lavoro sull’attraversamento e sulla durata. Un tentativo di abitare la città senza descriverla, di ascoltarla più che mostrarla. Un tempo sospeso in cui passato e presente coesistono, senza dichiararsi.